Oggi siamo alla puntata numero sette della rubrica Parole in viaggio: stiamo conoscendo meglio alcune amiche che condividono la passione per i viaggi e che ho conosciuto nel gruppo Facebook (Consigli di viaggio). Qui le altre interviste.
Oggi è la volta di Liliana Monticone, che per presentarsi ha scelto un taglio molto preciso e dettagliato: "nata il 22 Giugno del 1973, abito in campagna, alle porte di
Alessandria. Sono impegnatissima da più di vent’anni con mio
marito Roberto. La mia famiglia è la cosa più importante. Valeria,
11 anni, è la ragione e il senso della nostra vita. Il
mio motto: Felice sempre, soddisfatta mai! Assunta col contratto di “schiavo” (!) gestisco la sezione ufficio della Ditta di mio marito che si occupa di
Impianti
Frigoriferi Industriali. A
“tempo perso”, anche se dovrebbe essere la mia attività
principale, mi occupo di e-commerce:
import/export e vendita di prodotti di nicchia e drop ship. Adoro
surfare per il web a caccia di prodotti particolari e di nicchia,
innovativi ed originali, per spuntare il miglior prezzo a fronte di
un’altissima qualità". Interessante! Ma allora via con le domande!
Viaggiare è per me, innanzitutto, un tempo meraviglioso speso, dedicato, e passato interamente con la mia famiglia.
È poi tanto altro: libertà, scoperta, crescita, integrazione, analisi di punti di vista diversi, ma soprattutto, oggi più che mai, con una figlia pre-adolescente, è educazione.
Viaggio da viaggiatore e non da turista e sono lontana anni luce dai genitori che lasciano a casa i figli per un po’ di tranquillità o per godersi la vita. La vita si può godere solo con la famiglia al completo, almeno in questa fase della vita in cui (ancora per troppo poco!) nostra figlia viaggia con noi.
Il viaggio è movimento, curiosità, andare, incontrare, conoscere, assaporare la vita e la realtà del posto, la gente, le abitudini… e questo posso farlo solo fuori dai circuiti usuali di viaggi preconfezionati da altri.
Nello stesso post specifichi che per te il viaggio può essere parte di un più ampio processo educativo... interessantissimo! Puoi spiegarcelo?
Solo ai genitori vanno oneri e onori nel saper trasmettere il piacere del viaggio. Nel far toccare con mano una discussione che si trasforma in dialogo profondo, durante un lungo viaggio in auto che altrimenti risulterebbe noioso. Nell’educare attraverso il contatto con la diversità ad un’apertura mentale che mille anni di scuola non possono dare, ma che tanto utile si rivelerà nella vita. Nell’allenare il cervello ad un approccio originale e alternativo di fronte a qualsiasi ostacolo per superarlo.
Ogni viaggio è sapere di più, vedere di più, conoscere di più. È stupore, è adrenalina, è prova, è sfida, è mettersi in gioco, è relax. È soprattutto il piacere di condividere le esperienze in famiglia.
È l’ascolto del punto di vista di un bambino che fa cogliere particolari che noi adulti non sappiamo più vedere perché, come diceva il Piccolo Principe, “tutti i grandi sono stati bambini una volta, ma pochi di essi se ne ricordano”.
È sperimentare nuove strade attraverso passioni collaudate e passioni sempre nuove. E fondamentalmente e cosa più importante: è gusto per la vita attraverso la scoperta di questo nostro meraviglioso pianeta!
Hai appunto una figlia non più piccola. Nel mondo delle mamme del web è una
rarità, visto che la maggior parte hanno figli in tenera età:
potresti dirci se hai riscontrato più o meno difficoltà? Quali sono le dritte per coinvolgere i ragazzi nei viaggi di
famiglia?
Quando
Valeria era piccola, io e mio marito facevamo a gara per stare con
lei e occuparci di lei. Le nostre difficoltà erano esclusivamente
nella mole
infinita di accessori
che un bimbo porta con sé quando viaggia. Nel nostro caso abbiamo
capito che è una prerogativa molto italiana l’aver bisogno di un
container al seguito e abbiamo in fretta imparato a farne a meno, osservando in aeroporto mamme che normalmente viaggiano sole
con tre bimbi al seguito (e trovatele italiane, se ci riuscite!).
Carrozzina
abbandonata prestissimo in favore di un passeggino per ridurre lo
spazio e passeggino
abbandonato a meno di due anni in
favore del marsupio, che era presente solo ed esclusivamente quando
il camminare era evidentemente superiore alle sue capacità (tipo
giornate di terkking in montagna). So che una moltitudine di
genitori, leggendo, penserà che è impossibile “rinunciare al
passeggino a meno di due anni”. Me lo sento ripetere spesso. Però
provate a notare quante mamme intorno a voi vanno ancora in giro con
bimbi (anche di 5 anni!) nel passeggino e contemporaneamente,
stremate e stravolte, si lamentano che è stata una notte terribile
perché il pargolo non dorme mai. Ma il collegamento logico che un
bimbo dorme solo se è stanco, e non se noi lo vogliamo, pare più
difficile di un’equazione parametrica!
Crescendo
se devo parlare delle mie difficoltà a viaggiare con nostra figlia,
ad essere sincera non ne vedo proprio! Forse solo il costo delle
varie riduzioni che ormai è praticamente nullo!
Adesso
lei è più grande, più autonoma e abituata a viaggiare e con lei è
tutto più interessante e coinvolgente perché coglie aspetti del
viaggio, parla con la gente, vuole esprimere la sua opinione su tutto
e, ovviamente, pretende che sia presa in considerazione e non si
accontenta certo di un semplice sì o no. Spesso
il suo controbattere è estenuante… ma è il prezzo da pagare per
aver sviluppato in lei autonomia di pensiero e – forse un po’
troppo – senso di libertà.
Quando
ascolto i problemi di viaggio che normalmente si riscontrano con i
figli suoi coetanei, credo che abbiano sempre gli stessi fili
conduttori, che sono poi l’evoluzione del passeggino a 5 anni:
l’ozio, la noia e la mancanza di interesse e di gusto per la vita.
Possono
sembrare banalità, ma non lo sono affatto. Un ragazzo stimolato in
famiglia, a scuola, nella vita quotidiana sarà sempre un ragazzo che
troverà qualcosa di interessante e coinvolgente in qualsiasi
attività, in qualsiasi viaggio e in qualsiasi luogo del mondo. Un
ragazzo perennemente apatico e annoiato si ritroverà in viaggio nei
posti più belli del mondo a chiedere quanto manca al rientro in
albergo!
Tra i tuoi viaggi, tutti fantastici, raccontaci quello che ti sembra più interessante per questo aspetto...
Ogni viaggio trasforma e fa crescere, nessuno escluso. Può essere educativa anche una fila infinita al check-in di uno sperduto e soffocante aeroporto straniero senza aria condizionata, dove magari non spiccicano una parola di inglese e nel quale dico a Valeria: supponi di essere da sola. Qui c’è il tuo biglietto e qui c’è il tuo passaporto. Vediamo se riesci a tornare a casa! Quale miglior scuola se il genitore riuscirà davvero ad avere la forza e la costanza di non intervenire? Vi stupirete di quali escamotage sarà capace vostro figlio per dimostrare di essere in grado di farcela!
Anche se ogni libertà e autonomia ha poi un prezzo da pagare. Dopo essersi arrangiata a salire e a scendere, arrivati all’aeroporto di Copenaghen – aveva 7 anni – sparisce! A mio marito (che dei due è quello più protettivo ed iperapprensivo, forse per necessità di compensazione!) si ferma il cuore quando uscendo dal bagno non la vede più. Io, pur con la stessa preoccupazione, sorrido. Camminiamo velocemente per oltre 20 minuti tra i meandri dell’aeroporto per raggiungere finalmente il nastro del ritiro bagagli. Lei era lì in prima fila, valigia recuperata e, mentre studiava il video per il prossimo imbarco, ci accoglie con un sorriso smagliante e la sua aria da Gian Burrasca: “Avete visto che IO ormai sono capace ad arrangiarmi?”
Detto questo, a meno di tre anni le avevamo insegnato a memoria il suo mantra in italiano e in inglese: decantava le sue generalità, informava di essersi persa a personale in divisa e recitava a memoria i nostri due numeri cellulari più un terzo a casa per poter chiedere aiuto in caso di emergenza, con tanto di prefisso internazionale!

A parte gli episodi simpatici, credo che i viaggi più educativi e toccanti siano quelli a contatto con la povertà dei bambini che non possono lasciare indifferenti. Contatti che da un lato rattristano e mettono necessariamente in gioco la nostra ricchezza e il nostro modo di vivere e dall’altro donano molto. A lei permettono di contestualizzare tutti i problemi di ultimo cellulare o di scarpe firmate dei suoi coetanei, di farle toccare con mano – anche se non lo ammetterà mai - che andare a scuola e studiare non è una fatica ma un privilegio riservato ad un’esigua parte della popolazione mondiale e che pertanto diventa dovere morale. O le permettono di stupirsi incredula davanti alla constatazione che ritirare il passaporto dopo aver consegnato la domanda e poter viaggiare liberamente ovunque, non è una cosa naturale e scontata in tutto il mondo.
Quanto migliorerebbe la vita di ognuno se acquisissimo tutti la consapevolezza di essere nati dalla parte giusta e fortunata del mondo!
Ti sei occupata anche di idee low cost: cosa consigli a una famiglia
che non ha molte possibilità economiche per viaggiare?
Innanzitutto
di non disperare. A dispetto di quel che può apparire da una rapida
occhiata ai miei profili web, al mio blog e alle mie foto…
purtroppo non abbiamo grandi disponibilità come la maggior parte delle
famiglie.
Detto
questo Vi assicuro che con un po’ di pratica, e un po’ di tempo
speso nel web, si possono fare viaggi da sogno con cifre abbordabili.
Chiaramente non zero (purtroppo!), ma posso assicurare che nei miei
viaggi spendo sempre e sistematicamente meno di tanti miei amici che
magari fanno vacanze in campeggio dietro casa. La
parola d’ordine, nei viaggi come nella vita è “flessibilità”
e la regola principale è sempre quella di non andare in un posto
quando tutti ci vanno, ma di andare nel periodo più fuori stagione
possibile. E poi leggere, leggere e leggere i blog di viaggi. Lì si
trovano le idee più originali per risparmiare!
Un
famoso motto, rubato a un mondo che non ha nulla a che fare coi
viaggi, recita: “improvvisare,
adattarsi, raggiungere lo scopo”.
E’ il suggerimento perfetto. L’ultimo viaggio che ho fatto alle
Isole Faroe non si può certo definire economico, ma basta leggere
qui
cosa è accaduto al porto (o cosa abbiamo contribuito a far
accadere?), in una giornata che doveva essere normale, per rendersi
conto di cosa intendo. Il costo della giornata è stato zero e
nessuna visita guidata e organizzata avrebbe potuto regalarci,
neanche pagando, un’esperienza di questo tenore.
E l'esperienza della condivisione sul web cosa aggiunge alla tua
passione per i viaggi?
Aggiunge
un mondo che, ad essere sincera, quando ho aperto il blog non
immaginavo minimamente. Innanzitutto si passa da fruitori di
contenuti a produttori di contenuti in pieno spirito di condivisione
delle esperienze che è la vera essenza del web.
Si
conoscono virtualmente tanti viaggiatori veri e persone con gli
stessi interessi e lo stesso modo di concepire il viaggio.
E non c’è niente di più bello che non sentirsi dire continuamente
che è impossibile viaggiare senza prenotare prima, che siamo dei
genitori irresponsabili perché portiamo una bambina in certi posti e
starebbe meglio a casa, o che possiamo farlo perché siamo
miliardari. Sul web i viaggiatori come noi chiedono il sapore di una
particolare meta o l’atteggiamento di una certa popolazione, perchè
la differenza tra turista e viaggiatore è prima di tutto mentale.
E
a volte capita che queste persone si riesca anche a conoscerle dal
vivo.
E questo è il valore aggiunto esponenziale. Si può restare turista
dopo aver girato il mondo perché non ci si è fatti toccare dal
mondo e si può essere viaggiatori muovendosi pochissimo da casa. E
questi incontri lo permettono.
La
condivisione delle foto poi è un altro aspetto che riveste la stessa
importanza. Credo che in mille luoghi del mondo, soprattutto i più
estremi,
le foto siano in grado di trasmettere tutte quelle sensazioni
precluse alle parole.
Starei giorni e giorni a guardare le foto dei viaggi di tutti, a
scrutare i volti della gente, i colori dei luoghi e tutto ciò che
una bella foto aggiunge ad un bel viaggio.
E ora tocca a voi! Fate pure le vostre domande, considerazioni e riflessioni...